Sono numerosi i documenti reperibili in internet, dove vengono elencati i possibili pericoli dei sistemi di file sharing, o in respiro più ampio, della condivisione di file. Tralasciamo i "pericoli" intrinseci della ormai famigerata normativa sul diritto d'autore, che nel corso degli anni ha subito continue mutazioni (talune in peggio, talune in meglio) e concentriamoci sul funzionamento tecnico di questi sistemi. Fino ad ora, si è parlato di virus, trojan, spyware e mille altri sistemi che possono compromettere la privacy dell'utente, senza contare i tanti articoli sensazionalistici pubblicati quasi esclusivamente a scopo terroristico, al fine di convincere l'utenza media che il P2P è pericoloso sotto ogni sua forma.
Ovviamente, chi ha conoscenze tecniche di medio livello, è perfettamente conscio del fatto che, legge a parte, il file sharing di "ultima generazione" non è affatto pericoloso, poiché non contiene spyware, virus o altri sistemi che possano ledere la nostra privacy o esporre il nostro computer ad attacchi informatici da parte di sedicenti cracker. Vi è tuttavia un pericolo derivante dalla natura stessa dei programmi P2P, ovverosia la condivisione di file.
I meccanismi che regolano il funzionamento di questi software sono alquanto semplici: più condividi, più scarichi. In talune piattaforme, come ad esempio Direct Connect (Dc++), la condivisione è praticamente obbligatoria, poiché per accedere alla maggioranza degli Hub (i server, che interconnettono gli utenti) è necessario che la propria cartella di condivisione contenga materiale informatico in considerevoli quantità (svariati GigaByte, per intenderci). In altre piattaforme, come eMule, condividere non è strettamente necessario, ma permette di ottenere i cosiddetti "crediti", velocizzando i propri download. In termini meno tecnici, il principio è quello già detto: più condividi, più scarichi.
In questo frangente, è possibile riscontrare dei seri problemi di sicurezza, dovuti essenzialmente alla scarsa conoscenza del principio di funzionamento della piattaforma. Entriamo più nel dettaglio, prendendo ad esempio il summenzionato software di file sharing eMule. La piattaforma, nella sua installazione di default, utilizza due cartelle:
- temp (dove verranno depositati i file in corso di download)
- incoming (dove verranno depositati i file completati, ovvero pronti "all'uso").
Entrambe le cartelle sono contenute all'interno della cartella programma. Nativamente, questo parametro è privo di rischi, poiché viene condiviso solamente quanto posto all'interno della cartella "incoming". Di fatto, salvo che l'utente non aggiunga materiale manualmente, verranno condivisi solo quei file. Una conoscenza sufficientemente approfondita del sistema ed un suo conseguente utilizzo "saggio" non presenta rischi particolarmente elevati, tuttavia, facendo qualche banale ricerca mediante il motore di eMule, è possibile individuare alcuni elementi alquanto preoccupanti, sull'uso errato che viene fatto da alcuni utenti, evidentemente inconsapevoli dei rischi ai quali si stanno, autonomamente, esponendo.
Dalle ricerche effettuate, appare evidente che una buona fetta degli utenti, condivida (per svariate ragioni,) l'intero disco rigido e quì iniziano i problemi!!!
La totale inesperienza di molti utenti li rende talmente vunerabili che c'è da rabbrividire.
Non soltanto condividono i file ma i loro dati personali,il loro nome e tutti quei dati sensibili che sono la manna di chi vi vuol fregare!!!!
REGOLA N 1 Sapere con esattezza come si usa il programma che state usando,su internet non si scherza,basta poco per finire in pasto ai barracuda,la noncuranza non è ammissibile!!!!!!
Centinaia di siti sul p2p,anche il nostro blog possono darvi delle dritte su come scaricare con maggiore sicurezza (una parola grossa su internet).
Non fate cretinate,potrebbero costarvi molo care!!!