Delitti Urbani - P2P sotto attacco

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mercoledì, 06 febbraio 2008

Questo post è dedicato principalmente a chi ha poca esperienza nelle navigazioni intrnet.

Con il termine "ROGUE MALWARE" si indica un programma malevolo che ha lo scopo di introdurre nel vostro PC un virus .

Questo programma vi attacca in maniera subdola attivando finte icone di "system alert"che vi avvertono della presenza nel vostro hard disk di pericolosissimi virus non solo,detti programmi effettuano anche finte scansioni indicandovi adirittura i nomi dei virus incriminati,infine vi spingono a scaricare fantomatici programmi di rimozione per i suddetti virus ............peccato che detti programmi in realtà siano i VERI VIRUS!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Ovviamente i più esperti di voi sorrideranno ma vi assicuro che per un neofita il panico provocato da questo tipo di attacco (molto comune in rete) porta a facili "infezioni"del pc.

In realtà la rimozione di questo tipo di malware è facile ,basta scaricare Rogue Remover www.malwarebytes.org/rogueremover.php  oppure Smitfraud www.pctools.com ed il gioco è fatto!

postato da: latinbutt alle ore 16:01 | Link | commenti
categoria:sicurezza, virus
sabato, 04 agosto 2007

Porto alla vostra attenzione questo articolo apparso su "REPUBBLICA.IT" che si colloca come un nuovo tassello nella lotta fra Utenti p2p e Giustizieri solitari dei diritti d'autore.

DOPPIA vittoria dei consumatori al Tribunale di Roma, nella guerra del peer to peer. "Per la prima volta, il Tribunale ha accolto i nostri rilievi in due controversie riguardanti il rapporto tra il diritto d'autore e la disciplina sulla privacy", spiegano a Repubblica.it dal Garante della Privacy. Il Tribunale ha dato quindi ragione a Wind e Telecom Italia, che Peppermint (azienda discografica tedesca) e Techland (produttore di videogiochi polacco), rispettivamente, avevano chiamato in giudizio con procedura d'urgenza per conoscere le identità dei loro utenti colti a condividere su reti peer to peer file protetti da diritto d'autore. Lo scopo era rivalersi sugli utenti, di cui però conoscevano solo un'identità informatica (indirizzo Ip) trovato rovistando nelle reti peer to peer con un software dell'azienda svizzera Logistep. Per arrivare all'identità reale, da quella informatica, c'era bisogno di passare dai provider.

Nelle settimane scorse, invece, per casi simili lo stesso Tribunale aveva sempre dato ragione ai detentori di diritto d'autore: la prima volta, ad aprile, a Peppermint contro Telecom Italia; poi a Techland contro Tiscali e a Cdv Software Entertainment (azienda di videogiochi) contro Wind e Tiscali (Wind ha però sporto reclamo e il procedimento non è ancora finito).


Se stavolta è andato in modo opposto è perché nel frattempo si è fatto sentire forte il tamburo delle associazioni consumatori (Codacons, Adiconsum, Altroconsumo, Aduc) e del Garante della Privacy, scesi a difesa degli utenti. La loro tesi, adesso accolta dal Tribunale, è che l'uso del software Logistep ha violato il diritto alla privacy degli utenti e che quindi quelle aziende non ne possono usare i dati per rivalersi in tribunale. È possibile violare la segretezza delle comunicazioni elettroniche solo in casi gravi e secondo il Tribunale il peer to peer non rientra tra questi.

Non solo: secondo il codice della privacy, un privato o un'azienda possono raccogliere dati personali altrui senza il suo consenso solo allo scopo di difendere i propri diritti in sede legale (unica eccezione consentita); il che vale però solo se la raccolta è stata fatta in modo legittimo (non violando il domicilio altrui, fisico o informatico) e se l'utilizzatore (Peppermint e Techland) sono già riusciti a ottenere da sé i dati di cui hanno bisogno (non è questo il caso poiché li chiedevano appunto ai provider).

Per i detentori di diritto d'autore è una sconfitta che farà testo, perché adesso per la prima volta un giudice italiano ribadisce che queste investigazioni private nelle reti peer to peer a caccia di pirati sono illegittime. D'ora in avanti sarà meno facile per le aziende trovare la strada spianata su questo fronte, con cui speravano di ottenere soddisfazione in tempi rapidi, indagando per conto proprio per poi minacciare gli utenti uno ad uno. Così aveva fatto Peppermint con 4 mila utenti Telecom, ad aprile e poi di nuovo a luglio con due giri di raccomandate con cui chiedeva 330 euro di rimborso. Offriva così all'utente un modo per evitare la denuncia.

Anche sulla legittimità di questa rivalsa ci sono ombre, perché secondo il nostro codice i reati connessi alla pirateria online sono perseguiti d'ufficio dalle autorità e quindi da noi il patteggiamento privato (usuale invece all'estero) è privo di fondamento giuridico. Pagare non scampa insomma il rischio di denuncia (d'ufficio) e di doversi presentare in tribunale per rispondere del reato. La contesa non è finita: considerate le precedenti vittorie ottenute in tribunale dalle aziende (dove le leggi sono state interpretate in modo opposto dai giudici), permane una netta incertezza giuridica sulla questione. La guerra è ancora aperta a ogni esito; certo è che adesso le forze in campo sembrano equilibrate e che gli utenti non sono soli in questa lotta

postato da: latinbutt alle ore 17:21 | Link | commenti
categoria:sicurezza, p2p , peppermint
martedì, 31 luglio 2007

pensieroSono numerosi i documenti reperibili in internet, dove vengono elencati i possibili pericoli dei sistemi di file sharing, o in respiro più ampio, della condivisione di file. Tralasciamo i "pericoli" intrinseci della ormai famigerata normativa sul diritto d'autore, che nel corso degli anni ha subito continue mutazioni (talune in peggio, talune in meglio) e concentriamoci sul funzionamento tecnico di questi sistemi. Fino ad ora, si è parlato di virus, trojan, spyware e mille altri sistemi che possono compromettere la privacy dell'utente, senza contare i tanti articoli sensazionalistici pubblicati quasi esclusivamente a scopo terroristico, al fine di convincere l'utenza media che il P2P è pericoloso sotto ogni sua forma.

Ovviamente, chi ha conoscenze tecniche di medio livello, è perfettamente conscio del fatto che, legge a parte, il file sharing di "ultima generazione" non è affatto pericoloso, poiché non contiene spyware, virus o altri sistemi che possano ledere la nostra privacy o esporre il nostro computer ad attacchi informatici da parte di sedicenti cracker. Vi è tuttavia un pericolo derivante dalla natura stessa dei programmi P2P, ovverosia la condivisione di file.

I meccanismi che regolano il funzionamento di questi software sono alquanto semplici: più condividi, più scarichi. In talune piattaforme, come ad esempio Direct Connect (Dc++), la condivisione è praticamente obbligatoria, poiché per accedere alla maggioranza degli Hub (i server, che interconnettono gli utenti) è necessario che la propria cartella di condivisione contenga materiale informatico in considerevoli quantità (svariati GigaByte, per intenderci). In altre piattaforme, come eMule, condividere non è strettamente necessario, ma permette di ottenere i cosiddetti "crediti", velocizzando i propri download. In termini meno tecnici, il principio è quello già detto: più condividi, più scarichi.

In questo frangente, è possibile riscontrare dei seri problemi di sicurezza, dovuti essenzialmente alla scarsa conoscenza del principio di funzionamento della piattaforma. Entriamo più nel dettaglio, prendendo ad esempio il summenzionato software di file sharing eMule. La piattaforma, nella sua installazione di default, utilizza due cartelle:
- temp (dove verranno depositati i file in corso di download)
- incoming (dove verranno depositati i file completati, ovvero pronti "all'uso").

Entrambe le cartelle sono contenute all'interno della cartella programma. Nativamente, questo parametro è privo di rischi, poiché viene condiviso solamente quanto posto all'interno della cartella "incoming". Di fatto, salvo che l'utente non aggiunga materiale manualmente, verranno condivisi solo quei file. Una conoscenza sufficientemente approfondita del sistema ed un suo conseguente utilizzo "saggio" non presenta rischi particolarmente elevati, tuttavia, facendo qualche banale ricerca mediante il motore di eMule, è possibile individuare alcuni elementi alquanto preoccupanti, sull'uso errato che viene fatto da alcuni utenti, evidentemente inconsapevoli dei rischi ai quali si stanno, autonomamente, esponendo.

Dalle ricerche effettuate, appare evidente che una buona fetta degli utenti, condivida (per svariate ragioni,) l'intero disco rigido e quì iniziano i problemi!!!

La totale inesperienza di molti utenti li rende talmente vunerabili che c'è da rabbrividire.

Non soltanto condividono i file ma i loro dati personali,il loro nome e tutti quei dati sensibili che sono la manna di chi vi vuol fregare!!!!

REGOLA N 1  Sapere con esattezza come si usa il programma che state usando,su internet non si scherza,basta poco per finire in pasto ai barracuda,la noncuranza non è ammissibile!!!!!!

Centinaia di siti sul p2p,anche il nostro blog possono darvi delle dritte su come scaricare con maggiore sicurezza (una parola grossa su internet).

Non fate cretinate,potrebbero costarvi molo care!!!

postato da: latinbutt alle ore 18:01 | Link | commenti
categoria:sicurezza, p2p
domenica, 15 luglio 2007
In tutta Europa migliaia di persone sono minacciate di essere trascinate in tribunale per aver illegalmente condiviso giochi come Dream Pinball 3D sulle reti P2P. TorrentFreak ha ottenuto dei documenti che mostrano abbastanza chiaramente quali sono le tecniche delle compagnie anti-p2p per identificare gli scambisti su Internet e raccogliere le prove da usare in tribunale.

Ormai sono anni che si avvicendano notizie di scambisti perseguiti. Una delle ultime parlava di 500 utenti britannici denunciati per aver uplodato sulle reti di file sharing alcuni giochi dell'editore tedesco Zuxxez.

Da allora, sono moltissimi coloro che hanno dovuto contattare lo studio legale che aveva inviato le minacciose lettere, chiedendo quali fossero le prove che avessero veramente fatto quello di cui erano accusati.

TorrentFreak ha ottenuto delle copie delle ultime lettere inviate e tra le prove indicate c'è una descrizione di come il sistema antipirateria usato da Logistep AG (azienda assoldata per stanare gli scambisti in Rete) si pensa possa funzionare.

Il sistema usato da Logistep si chiama File Sharing Monitor. E' una versione modificata dell'applicazione p2p Shareaza configurata per cercare file illegali e raccogliere informazioni di chi condivide questi file.

“File Sharing Monitor” prende di mira solo gli utenti delle reti Gnutella ed eDonkey, per cui non si sa come vadano le cose nel caso di utenti BitTorrent. Eccone il funzionamento:

- Il client si connette alla rete P2P, cerca fonti del file illegale e raccoglie gli indirizzi IP che sono stati ottenuti dalla ricerca

- Il client chiede di scaricare (un pezzo del file) dall'utente che lo possiede trovato con la ricerca

- Non appena l'utente comincia ad uplodare dati ovvero avvia il download del File Sharing Monitor vengono  inseriti in un database i seguenti dati: nome del file, dimensione, indirizzo IP, protocollo P2P, applicazione P2P, data ed ora e nickname utilizzato

- A questo punto l'applicazione esegue una ricerca WHOIS per trovare le informazioni relative all'ISP dello scambista e se necessario cerca di contattare l'ISP.

Nelle lettere si legge anche come “File Sharing Monitor” sia infallibile(?) e possa fornire prove dettagliate ed affidabili in tribunale per fare in modo che lo scambista venga punito.

Resta da chiedersi se un indirizzo IP sia una prova sufficiente per condannare una persona per reato di download illegale. Alcuni recenti casi suggeriscono che a RIAA ed MPAA serva qualcosa in più (per fortuna).
postato da: Jinmen alle ore 11:39 | Link | commenti
categoria:sicurezza, p2p , peerguardian2
giovedì, 12 luglio 2007

Purtroppo non è solo una domanda ma è il nome di un programma che promette di dare un duro colpo agli utenti p2p.

 WhoShare, come ci dirà lo stesso creatore, è una potente soluzione pensata per soddisfare le pressanti esigenze dei produttori di contenuti, alla ricerca parossistica di una drastica soluzione all'emorragia di guadagni provocata dalla condivisione non autorizzata. Una soluzione che sul fronte del rastrellamento IP si spinge oltre a quanto visto finora.

Questo programma ,al servizio di chiunque detenga diritti d'autore,permette,dopo aver ottenuto da parte dei richiedenti i vari nullaosta legali,di tracciare,monitorare gli ip collegati alla condivisione dell'opera interessata.

Assolutamente immune ai sistemi di offuscamento,il programma è quasi pronto per il lancio.

Purtroppo il programma pare interessare anche alla SIAE,disposta a sborsare ingenti quantità di danaro
per acquistarlo.

Si parlava anche di dotare la polizia postale di questo potente mezzo per contrastare la pedopornografia sulle reti di scambio (PROBABILMENTE IL MODO PIù GIUSTO DI USARE DETTO PROGRAMMA ) ma a quanto pare creare un sistema del genere costa troppo per le finanze della Polizia postale (inizialmente si pensava che il programma venisse fornito gratis per uno scopo del genere ma a quanto pare i soldi valgono più della vita dei bambini)

cacciatori di p2pWho Share è in grado di monitorare con facilità anche la rete Fastweb,a Settembre la caccia ai p2pisti sarà aperta............

postato da: latinbutt alle ore 21:16 | Link | commenti
categoria:sicurezza, p2p , polizia postale
mercoledì, 11 luglio 2007
PeppermintNon ci sono più dubbi: è in corso l'invio di una seconda ondata di raccomandate ad utenti italiani dei sistemi peer-to-peer, o comunque ad utenti internet ritenuti colpevoli di sharing illegale da parte degli agenti della casa discografica Peppermint.

Questo secondo invio, era temuto da tempo, e non sorprenderebbe se a breve oltre a quelle inviate per conto di Peppermint ne arrivassero anche altre trasmesse per conto di altri produttori che si sono affidati alla medesima società, la svizzera Logistep, per le attività di monitoraggio delle reti di peering.

Come nella prima ondata, anche queste raccomandate propongono formalmente un accordo che, attraverso il pagamento di 330 euro, porti il produttore interessato ad evitare denunce formali e l'utente a cancellare qualsiasi file irregolare si trovi sul computer e a promettere di non scaricare più nulla di illegale in futuro.

Le nuove raccomandate arrivano mentre il quadro complessivo della vicenda Peppermint continua a tenere banco tra gli addetti ai lavori, con i confini dell'intera operazione di identificazione e trattamento dei dati personali degli utenti che rimangono tutti da chiarire. Tanto che, come noto, anche il Garante per la privacy intende valutare se le operazioni Peppermint-Logistep siano o meno legali secondo le normative italiane.

Se avete la sfortuna di ricevere un'email da parte di Peppermint, prima di pagare vi consiglio di rivolgervi ad un buon avvocato, perchè se pagate subito dichiarate apertamente di essere colpevoli!!!!
postato da: Jinmen alle ore 21:55 | Link | commenti
categoria:sicurezza, p2p